Skill digitali, ancora lontani dall’optimum: ancora carenze di formazione

Cresce la conoscenza delle nuove tecnologie tra gli universitari, ma rimane un gap di competenze da colmare. Skill digitali richieste dalle aziende, ma pochi investimenti sul personale e sulla formazione interna.

Il gap di competenze digitali da colmare è ancora ampio (rispetto agli altri stati europei), nonostante gli studenti universitari abbiano migliorato la conoscenza delle nuove tecnologie. Questo emerge della ricerca «Il futuro è oggi: sei pronto?» sulle capacità digitali e la sensibilità imprenditoriale degli studenti universitari italiani, condotta da University2Business, società del Gruppo Digital360, in collaborazione con Enel Foundation.

Sulle conoscenze dei termini tecnici, rispetto al 2016, è stato riscontrato un discreto miglioramento: il 30% conosce la definizione corretta di strumenti dell’innovazione digitale applicati al business come mobile advertising, cloud, fatturazione elettronica o big data, mentre ben il 60% non ha mai sentito nominare alcune delle principali aree dell’innovazione digitale, come blockchain, Internet of Things o Industria 4.0. Questa è la teoria, ma, passando alla pratica, la situazione peggiora: solo un universitario su cinque (il 21,5%, contro il 18,6% del 2015) mediamente ha un’esperienza concreta nella gestione di progetti digitali, un buon 38% ha già venduto online, il 26,9% gestisce una pagina Facebook, appena l’11,4% ha un canale YouTube e il 9,8% un proprio sito o blog. Molto poco.

Eppure, secondo la ricerca, migliora la competenza nello sviluppo software: il 16% sa sviluppare e il 29% sta imparando. Dato significato quello relativo il “fare impresa”: infatti, fra gli universitari inizia a manifestarsi l’attitudine al fare impresa (il 27% ha avuto almeno un’idea di business, anche se poi non sa cosa fare concretamente per avviarla). Tuttavia, permane ancora un’idea piuttosto conservativa dell’impatto delle tecnologie digitali nel mondo del lavoro: solo il 19% crede che il digitale favorisca lo sviluppo di modelli di business innovativi e discontinui rispetto al passato.

Purtroppo, sono 2140 gli insegnamenti delle università italianecon contenuti formativi su temi digitali e imprenditoriali: i corsi “digitali” sono particolarmente diffusi nelle facoltà informatiche e scarsi in quelle scientifiche, i corsi “imprenditoriali” sono ben presenti nelle facoltà economiche, ma rari in quelle scientifiche e informatiche. Se questa è la tendenza anche per i prossimi anni, le lacune digitali degli studenti rischiano di ritardarne l’ingresso nel mondo del lavoro. Ad esempio, oltre due imprese su tre considerano le competenze imprenditoriali e digitali requisiti molto importanti per assumere, ma ben il 76% fatica a trovare laureati digitalmente preparati. Allo stesso tempo, però, sono ancora le poche le imprese che investono nello sviluppo di competenze digitali (38%) e imprenditoriali (28%) dei propri dipendenti.

Una fetta ancora troppo grande degli universitari è ancora inconsapevole di quanto il digitale stia trasformando la cultura aziendale, i processi e i modelli di business, con una scarsa conoscenza teorica e un’ancora più lacunosa competenza pratica. Gli atenei stanno aggiornando la loro offerta formativa, ma anche le imprese, che scontano difficoltà nel reclutamento di profili adeguati, devono fare la loro parte, aumentando gli investimenti in piani di formazione che mettano al centro competenze digitali e imprenditoriali

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pippo