Shopping online: nel 2018 analisi, flessibilità e omnicanalità

Italia, vendono online solo il 12,5% delle imprese. 2018: flessibilità, analisi e omnicanalità, per favorire una migliore esperienza di acquisto del cliente. 2017, previsto un saldo negativo della bilancia commerciale online.

In un contesto mondiale che nel 2017 è cresciuto di oltre il 20%, grandi possono essere le opportunità per l’export italiano (se il Governo eviterà di approvare leggi e tasse strozza-ecommerce, come la web tax). Purtroppo, l’e-commerce rimane un canale secondario rispetto alla vendita instore (negozio tradizionale): secondo un recente rapporto Istat, le imprese che vendono online si attesta al 12,5%, in aumento di appena un punto e mezzo percentuale dal 2016. Davvero molto poco, se si aggiunge che il 30% delle imprese che ha venduto online tramite siti o app di intermediari (eBay e Amazon, ad esempio).

La vera strategia di sviluppo per lo shopping online, in Italia, sarà legata all’omnicanalità, abbracciando tutti i device e tutti i canali del retail e della relazione con il cliente. Le aziende saranno dunque chiamate in maniera sempre più marcate a seguire un percorso evolutivo: da un lato per soddisfare i nuovi comportamenti e i nuovi bisogni dei consumatori, dall’altro per sviluppare un sistema d’offerta attrattivo e di valore. E, in questo contesto, i marketplace rivestiranno un ruolo sempre più centrale, comprovato dai risultati economici raggiunti in tutti i mercati geografici e settoriali.
Oltre alla omnicanalità, le aziende italiane che vogliono vendere online dovrebbero puntare su analisi e flessibilità, ovvero su infrastrutture tecnologiche in grado di raccogliere dati puntuali e rilevanti, da analizzare tramite sistemi predittivi e di machine learning, e sula capacità di saper perseguire i miglioramenti dettati dall’analisi degli insight interni al business e dai fattori esterni all’azienda.

Il panorama italiano sta cercando di recepire questi trend mondiali, soprattutto per la trasformazione delle imprese e dello scenario competitivo. Ad esempio, per filiera agroalimentare, le nicchie di mercato hanno trovato un loro canale online, la GDO è ancora in fase di sperimentazione, alla ricerca di un modello di servizio che sia economicamente sostenibile e al contempo in linea con le esigenze del consumatore. Un settore avanzato nella sua innovazione esperienziale e nella relazione con il consumatore è il fashion, dove perfino la reverse logistics è stata trasformata in un’opportunità per generare valore verso il consumatore. Per il turismo, uno dei settori più “storici” del contesto digitale, gran parte delle offerte si concentrano sulle grandi piattaforme internazionali, mentre per il consumatore emerge la necessità di avere esperienze di viaggio frictionless che leghino la progettazione e prenotazione del viaggio con l’esperienza vera e propria vissuta dal turista.

Se le aziende devono essere capaci di identificare i talenti digitali per poter essere vincenti nel web, allo stesso tempo, purtroppo, secondo uno studio di Gartner, ci sarà una grave carenza di talenti digitali in tutto il mondo entro il 2020, quando,  il 30% dei posti di lavoro tecnologici non sarà coperto a causa di mancanze di risorse qualificate disponibili. Infatti, la competitività delle aziende e dei Paesi è legato al patrimonio delle competenze che hanno saputo costruire e vi è una domanda talmente elevata di questi profili professionali che molte grandi aziende si ingegnano a trovare nuovi modi per attrarle.

Per altro, secondo gli indicatori economici, la produttività del sistema industriale italiano continua a declinare sempre più rapidamente rispetto agli altri Paesi industrializzati man mano che la tecnologia e l’innovazione avanzavano. Questo ritardo è già visibile e misurabile in molti settori. Ad esempio, nel commercio elettronico vi sono in Italia solo circa 40mila imprese che sono predisposte alla vendita online, mentre in Francia sono circa 200mila e in tutta Europa abbiamo superato il milione di imprese. Questa distanza che ci separa dall’Europa ha prodotto delle conseguenze rilevanti. Nel 2017 si prevede un saldo negativo della bilancia commerciale online per più di 2,7 miliardi di euro.

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